Progressione su roccia
Paolo Gaetani, Marcello Meroni 17/06/2003
Corso di Alpinismo
Dispensa
informativa sulla
progressione su
roccia INDICE INTRODUZION
.1 1. PREPARAZIONE DELLA CORDATA
2 2. COME LEGARSI IN CORDATA
2 3. PROGRESSIONE DELLA CORDATA
3 4. ATTREZZI E MODALITA’ PER L’ASSICURAZIONE
4 5. DISCESA IN CORDA DOPPIA
15 6. DISCESA IN MOULINETTE
19 INTRODUZIONE
Nella presente dispensa, scritta appositamente per il corso di alpinismo della scuola Silvio Saglio – S.E.M. Milano, si descrivono qualitativamente gli elementi principali dell’attrezzatura da arrampicata, il movimento e la tecnica della cordata evidenziando i pregi e difetti delle diverse soluzioni. Non si intende fornire una analisi completa delle tecniche possibili e dei materiali esistenti nel campo dell’arrampicata. Inoltre si sottolinea come l’applicazione di quanto proposto minimizza, ma non annulla, i problemi di sicurezza connessi con l’attività alpinistica. 1. PREPARAZIONE DELLA CORDATA
Elemento fondamentale nella preparazione della salita è la verifica delle capacità degli alpinisti in relazione alle difficoltà della salita. In particolare si evidenzia come le capacità tecnico-alpinistiche dei componenti la cordata devono essere adeguate alla salita che si desidera intraprendere tenendo conto anche di un buon margine di sicurezza. Per capacità tecnico-alpinistiche si intendono le nozioni elementari sui materiali, le tecniche di salita individuali e di cordata, le conoscenze del luogo specifico e delle problematiche legate alla frequentazione della montagna in genere. Con margine di sicurezza si intende un surplus di capacità tecnico-alpinistiche rispetto a quelle preventivate per la salita: è buona norma iniziare la salita ben sapendo che le condizioni meteorologiche possono cambiare, che possono insorgere problemi di molteplice natura durante la salita e che la relazione della salita può essere incompleta, imprecisa o in alcuni casi addirittura sbagliata (purtroppo capita) e che la difficoltà può essere stata sottostimata dal relatore.
Con queste considerazioni non si intende tarpare le ali a chi si vuole cimentare con la frequentazione della montagna ma si vuole solo richiamare l’attenzione sulla intrinseca pericolosità, mai eliminata nonostante tutte le precauzioni attuate, legata alla frequentazione di ambienti alpini.
Nella preparazione di una cordata per salite su roccia occorre inoltre prevedere di utilizzare corde da 50 o 60 metri con le caratteristiche più avanti riportate e di non legarsi mai più di 2 persone sulla stessa corda ed in ogni caso di non essere mai più di tre per ogni cordata. In quest’ultimo caso la cordata sarà composta a triangolo con un primo di cordata e due secondi che salgono in modo più o meno contemporaneo. E’ inoltre ovvio che il più esperto tra gli alpinisti presenti si assuma il ruolo di primo di cordata. Le modalità di incordamento degli alpinisti, di progressione della cordata e le tecniche di sicurezza da attuare nella progressione su roccia, saranno oggetto dei paragrafi successivi.
2. COME LEGARSI IN CORDATA
Elementi fondamentali della cordata sono la corda, l’imbraco ed i rinvii. Il corretto uso di questi attrezzi permette di muoversi con una certa disinvoltura sull’itinerario scelto.
La corda (per le caratteristiche dell’attrezzo rimandiamo..) è il tramite tra i due alpinisti e l’elemento fondamentale per la sicurezza della cordata. Partendo dal presupposto che ogni nodo eseguito su una corda ne abbassa le caratteristiche di tenuta, dalla perfetta esecuzione dei nodi dipende in gran parte la sicurezza. Non è indispensabile quindi conoscere molti nodi ma bisogna possedere un perfetto controllo di quelli fondamentali. Imbracatura
E’ l’anello di congiunzione tra il nostro corpo ed il resto degli elementi della catena di sicurezza. L’imbracatura più usata in arrampicata su roccia è quella bassa che può essere integrata con un pettorale. L’imbracatura è formata dall’unione di due componenti formati da larghe fettucce: i cosciali, che avvolgono le gambe, e il cinturone che avvolge la vita. La larghezza e l’imbottitura delle fettucce sono parametri fondamentali in quanto da questi dipende la comodità dell’alpinista ed in misura minore la sua sicurezza: per intenderci fettucce larghe riducono la pressione (forza per unità di superficie) sulle parti del corpo rendendo meno scomodo l’utilizzo della stessa ed al contempo meno traumatica una eventuale caduta. L’unione dei due pezzi è di solito affidata a due anelli: uno posteriore che serve solo per tenere insieme i due pezzi ed uno anteriore che, oltre ad avere la stessa funzione del precedente, grazie alle sue caratteristiche di robustezza viene utilizzato in molte manovre ma mai per legarsi alla corda. Quest’ultimo aspetto è molto importante poiché l’incordamento deve essere parallelo all’anello di giunzione così da ridurre gli elementi della catena di sicurezza e quindi i potenziali anelli deboli della catena stessa.
L’imbracatura monta intorno alla cintura due o più anelli porta materiali; questi anelli possono essere di cordino o di plastica e non sono costruiti per sopportare carichi superiori ai 5-10 kg. Ne consegue che non devono mai essere utilizzati come elementi della catena di sicurezza di una cordata.
I vantaggi dell’imbracatura bassa sono legati alla comodità di vestizione (soprattutto in presenza di zaino) ed all’assenza di sollecitazioni al torace nel caso si rimanga appesi; al contrario la presenza del pettorale evita colpi eccessivi sulla zona lombare della schiena e, in caso di caduta con zaino, i ribaltamenti. Tuttavia negli ultimi anni si sono di fatto affermate le imbracature basse e ben pochi studi sono stati condotti su quelle intere. Nodo di giunzione corda – imbracatura.
Il nodo più utilizzato è il nodo a OTTO o delle guide con frizione. Si tratta di un nodo di semplice esecuzione e di grande resistenza ed è inoltre molto semplice da slegare anche quando le corde sono state mandate in tensione per qualsivoglia motivo.
Sequenza di esecuzione nodo a OTTO Il nodo non va mai eseguito sull’anello dell’imbragatura ma deve essere eseguito in parallelo a quest’ultimo.
Nel caso si usino due mezze corde, le corde vanno legate indipendentemente: questo accorgimento, apparentemente banale, è molto importante qualora si debbano eseguire manovre con le corde di cordata poiché consente di lavorare sempre con almeno una corda connessa all’imbracatura.
Le corde gemellari devono essere considerate come se fossero una corda unica e quindi legate insieme all’imbracatura.
Un altro nodo talvolta utilizzato per connettere corda e imbraco è il nodo BULINO ripassato: il suo maggior pregio è la facilità di smontaggio, superiore anche al nodo ad otto rispetto al quale risulta solo un po’ più difficile da eseguire. Da evitare invece il nodo Bulino non ripassato poiché si sono verificati casi in cui si è sciolto da solo durante la salita pregiudicando l’integrità fisica degli alpinisti stessi.
3. PROGRESSIONE DELLA CORDATA
La modalità di progressione di una cordata è relativamente semplice; il primo di cordata, legato con il nodo ad otto alla corda, sale lungo la parete passando la corda nei punti di assicurazione temporanei fino ad arrivare in sosta (luogo di arrivo di una lunghezza di corda attrezzato opportunamente per garantire la maggiore sicurezza possibile: più avanti daremo specifiche più dettagliate). Durante tutta la salita del primo di cordata il compagno, chiamato anche secondo di cordata, anch’egli legato con il nodo ad otto, assicura il primo manovrando la corda con le dovute attenzioni.
Una volta arrivato alla sosta il primo di cordata comunica al compagno di essere arrivato, di aver messo in atto tutte le operazioni necessarie per garantire la propria sicurezza e di aver preparato il sistema di assicurazione del compagno stesso. Queste informazioni devono essere scambiate tra i compagni di cordata con pochi, ma precisi, comandi che possono essere vocali
o di altra natura nel caso non ci si riesca a sentire. Soprattutto le prime volte è bene mettersi d’accordo prima di salire sui comandi di cordata onde evitare di trovarsi in mezzo alla parete ad urlare istruzioni senza riuscire a comprendersi: va da se che situazioni del genere, purtroppo frequenti, possano essere fonte di incidenti oltre che sicura fonte di disturbo per le altre cordate eventualmente presenti in zona.
Nel dettaglio:
1. Una volta che il primo di cordata ha raggiunto la sosta ed ha comunicato al secondo di
essersi auto-assicurato, il secondo di cordata smonta il sistema di assicurazione attuato
per garantire la sicurezza del primo di cordata (tipico comando del 1° al 2° è: molla
tutto)
2. Una volta che il primo di cordata ha preparato l’assicurazione per il secondo di cordata
ed è pronto a recuperare il compagno (con recuperare non si intende tirare su di peso il
compagno ma recuperare la corda affinché il secondo arrampichi sempre con corda
quasi tesa davanti e quindi nelle migliori condizioni di sicurezza possibili), avverte
quest’ultimo che provvederà a smontare la sua auto-assicurazione e ad iniziare ad
arrampicare (tipico comando è: vieni).
3. A questo punto tocca al secondo iniziare la sua salita lungo la parete fino a raggiungere
il primo di cordata in sosta completando così il tiro di corda, dove per tiro di corda si
intende il percorso tra due soste. Durante la salita il secondo deve recuperare il
materiale messo dal primo per la propria assicurazione (rinvii, nuts, friends, chiodi – solo
quelli messi eventualmente dal primo-, cordini, fettucce etc.... di cui daremo specifiche
nel seguito) altrimenti la cordata rimane senza materiale per le proprie assicurazioni in
breve tempo, pregiudicando la sicurezza e la salita stessa, non contando il costo del
materiale abbandonato. A questo punto si hanno due possibilità:
♦ Salita in alternata: quello che era il secondo continua ad arrampicare sorpassando la
sosta diventando così il primo di cordata. Questa soluzione consente la massima
velocità di salita di una cordata ed è preferibile quando i due compagni di cordata
hanno le stessa capacità alpinistiche; naturalmente occorre che i due compagni si
passino il materiale comune della cordata quali rinvii, cordini, eventuali attrezzi di
auto-assicurazione (chiodi, nuts, friends, etc..) così che il nuovo primo di cordata sia
in grado di procedere nelle migliori condizioni di sicurezza possibili.
♦ Salita con un unico primo: il secondo di cordata si ferma in sosta, si auto-assicura,
prepara l’assicurazione per il compagno che riprende a salire da primo esattamente
come fatto al tiro precedente. Questa soluzione è obbligatoria quando la cordata è
composta da tre persone e quindi ha una struttura a triangolo mentre è consigliata
quando la capacità alpinistica di uno dei due componenti la cordata non sono tali da
garantire la massima sicurezza nella salita. In questo caso occorre che il secondo di
cordata passi al primo tutto il materiale messo dal primo per la propria assicurazione
durante la progressione del tiro precedente (rinvii, nuts, friends, chiodi – solo quelli
messi eventualmente dal primo-, cordini, fettucce etc....) e recuperato durante la sua
salita.
4. ATTREZZI E MODALITA’ PER L’ASSICURAZIONE
Durante la salita di entrambe gli alpinisti vengono usati degli attrezzi per assicurare la massima efficacia alla nostra azione di protezione; facciamo la loro conoscenza.
Moschettone: è un anello metallico incompleto provvisto di un sistema di chiusura a leva (con o senza ghiera) che permette la sua chiusura ed apertura. Per le caratteristiche tecniche si rimanda ai paragrafi successivi: in questa sede interessa sottolineare solamente che il moschettone deve essere marcato CE (meglio se anche UIAA, visto che tale ente prevede carichi di tenuta leggermente maggiori). Il carico di tenuta in direzione longitudinale (cioè nella stessa direzione del lato lungo del moschettone) deve essere di 22 kN (2200 kg) mentre quello in direzione trasversale di 7 kN (700 kg). Esistono numerosi tipi di moschettoni che in prima approssimazione possono per semplicità essere divisi in due grandi categorie: moschettoni con ghiera e moschettoni senza ghiera. La ghiera è un sistema di norma a vite che serve per impedire, una volta avvitato, l’apertura del dito del moschettone; l’utilizzo di moschettoni a ghiera è particolarmente importante nelle soste e durante le manovre di cordata. Inoltre esistono moschettoni detti “a pera” che presentano una forma tipica trapezoidale o a pera con un lato più largo dell’altro: questi moschettoni sono particolarmente comodi per manovre di corda in sosta. Cordini e fettucce: sono fabbricate con le stesse caratteristiche delle corde e quindi vanno trattati con la stessa cura.
I cordini vengono utilizzati nella costruzione della sosta, nell’allungamento dei punti di ancoraggio e per manovre di sicurezza (nodi autobloccanti). I diametri più utilizzati variano dai
5 agli 8 mm (controllare quanto suggerito per l’acquisto del materiale).
Esistono due nodi possibili per i cordini: il doppio nodo inglese e l’asola ripassata. In entrambe i casi i capi che escono dal nodo devono essere di almeno 7 cm ed il nodo ben stretto; il nodo costituisce la parte più debole del cordino quindi è di fondamentale importanza che sia ben fatto e serrato.
L’uso delle fettucce è sostanzialmente equivalente a quello dei cordini fatta eccezione per i nodi auto bloccanti quali Prusik e Machard e per l’utilizzo in sosta (come vedremo nel seguito la sosta viene approntata con cordini e fettucce: l’utilizzo di queste ultime è da sconsigliarsi poiché la sovrapposizione di alcune parti sul moschettone porta ad un indebolimento delle stesse in caso di sollecitazione). In commercio ne esistono da annodare o cucite; il nodo da effettuare è l’asola semplice ripassata. I capi che escono dal nodo devono essere di almeno 7
Nodo inglese Asola semplice ripassata cm ed il nodo ben stretto. Tranne che per esigenze particolari, le fettucce cucite sono da preferire a quelle annodate in quanto presentano carichi di rottura superiori anche del 25 % legati all’assenza dell’indebolimento indotto dalla presenza del nodo.
Rinvii
I rinvii sono degli elementi che connettono la corda con i chiodi (o in generale i punti di assicurazione) presenti lungo l’itinerario di salita. Essi sono costituiti da due moschettoni ed una fettuccia (vedi figura successiva): occorre verificare che tutti gli elementi costituenti il rinvio siano in grado di tenere i 22 kN in direzione longitudinale e che la fettuccia sia la più stretta possibile (ovviamente marcata CE) così da evitare riduzioni del carico di tenuta dovuti ad uno scorretto accoppiamento degli elementi. L’utilizzo dei rinvii consente di aumentare la sicurezza nella salita del primo di cordata ed in minima parte del secondo (solo quando la via si snoda con traversi o diagonali di una certa lunghezza): essi hanno una funzione solo in caso di caduta dell’alpinista ed in particolare riducono la lunghezza del volo. Per esempio, se il primo di cordata non mettesse alcun rinvio dalla sua partenza dalla sosta, in caso di caduta compierebbe un volo circa pari al doppio della lunghezza della corda che c’è tra lui e la sosta più l’allungamento della corda stessa; la presenza di un rinvio invece consente di diminuire la lunghezza del volo che diventa circa pari al doppio della lunghezza della corda che c’è tra lui ed il rinvio più l’allungamento della corda. E’ chiaro come il loro utilizzo sia quindi fortemente consigliato ed è altrettanto chiaro come sia necessario prestare la massima attenzione affinché la corda tra il primo ed il secondo in sosta non sia inutilmente lasca (ma neanche troppo tesa altrimenti il primo fatica a salire). Occorre sottolineare come l’ultimo rinvio sia uno dei punti (di solito il punto) più sollecitati della catena di sicurezza e quindi come sia opportuno non transigere sulle precauzioni e sul materiale.
Nel caso di caduta del secondo di cordata la situazione è meno critica perché di norma la corda è praticamente tesa ed il secondo volente o nolente non può che rimanere appeso ad essa: unica eccezione è la presenza di traversi o tratti obliqui dove il rinvio riduce sensibilmente l’ampiezza del pendolo che l’alpinista compirebbe in caso di caduta.
Esempio di riduzione del caduta per opera dei rinvii
Tuttavia occorre prestare molta attenzione all’utilizzo dei rinvii perché possono anche essere di intralcio alla salita ed un loro non corretto utilizzo può rendere vana la loro funzione.
Angolazione rinvii
In particolare quando due rinvii successivi sono messi molto angolati tra di loro lo scorrimento della corda è reso difficile a causa degli attriti della corda sui moschettoni che si sommano a quelli della corda sulla roccia: per supplire a questo inconveniente si consiglia di non utilizzare i chiodi se sono molto angolati (ovviamente solo se sono molto frequenti) oppure di allungare il rinvio con cordini/fettucce di caratteristiche tali da non indebolire il punto di sicurezza. Anche l’eccessivo utilizzo di rinvii può causare difficoltà allo scorrimento della corda: occorre quindi trovare un compromesso tra la sicurezza in caso di caduta (tutti vorrebbero poter mettere un rinvio ogni 50 cm !) e la sicurezza derivante dal fatto che la corda non grava sulla salita del primo di cordata (in gergo si dice che la corda pesa proprio perché gli attriti si configurano come una forza resistente al moto, esattamente come il peso dell’alpinista, e quindi ostacolano la salita). La presenza di molti rinvii o di rinvii angolati pone un altro grave problema in termini di sicurezza della cordata: la somma degli attriti sui rinvii riduce moltissimo la forza che viene esercitata sulla sosta e sul freno generando una situazione tipo corda bloccata (che come può essere verificato in altra parte delle dispense è una situazione assolutamente da evitare).
Come si mette la corda nel rinvio ed il rinvio nel chiodo: come si può vedere in figura, la corda deve entrare nel moschettone del rinvio da sotto e cioè dalla parte della roccia per uscire verso l’esterno: un eventuale errore nella manovra porta ad una posizione non corretta del rinvio che può anche portare alla fuoriuscita della corda in caso di strappo. Nel caso poi si conosca già la direzione di salita occorre fare in modo che la leva del moschettone sia dal lato opposto a quella di salita (in questo modo la parte più resistente del moschettone è dalla parte del possibile strappo).
Disposizione corda nel rinvio
Per inserire la corda correttamente nel rinvio, utilizzando una sola mano, il metodo migliore
è quello suggerito dalla figura sottostante, che propone due possibilità a seconda di come il moschettone si trovi girato rispetto alla mano che porta la corda. Una ulteriore precisazione merita il modo di utilizzare i rinvii costituiti da fettucce cucite le cui asole, nelle quali vengono posizionati i moschettoni, sono di dimensioni diverse e su una delle quali è montato un elastico: l’asola grande va nel moschettone che si connette al chiodo mentre quella piccola con l’elastico deve essere connessa alla corda. Questo accorgimento lascia libero il moschettone di muoversi nel chiodo mentre evita la rotazione di quello che accoglie la corda. Inoltre spesso i moschettoni hanno una diversa conformazione della leva: il moschettone a leva dritta va messo nel chiodo mentre la leva curva facilita la manovra di inserimento della corda nel moschettone stesso. Inoltre la diversa forma dei moschettoni fa si che li si usi sempre per scopi diversi: l’uno per i chiodi l’altro per la corda. In questo modo i danneggiamenti (graffi scalfitture) che i chiodi provocano sul moschettone a contatto con i chiodi non vanno mai a danneggiare la corda durante il suo scorrimento.
Grande attenzione va posta anche nel piazzamento dei moschettoni all’interno degli ancoraggi, vi sono infatti forti possibilità di rottura sotto carico se il moschettone va in appoggio, o se esiste un braccio di leva, come indicato nelle figure sottostanti. Nel caso in cui la roccia intorno all’ancoraggio costituisca braccio di leva, è buona norma passare un cordino o una fettuccia strozzati con una bocca di lupo o ancora meglio doppiati nell’ancoraggio per poi agganciare il moschettone di rinvio, eliminando così il problema della leva.
Bisogna riporre attenzione anche a dove va a finire il moschettone che regge la corda, per evitare fenomeni di leva sfavorevoli, magari eliminabili con la scelta di un rinvio con fettuccia di giunzione di lunghezza appropriata.
Chiodi: normalmente le vie di salita sono provviste di chiodatura dalle tipologie più varie in relazione al periodo di apertura, all’apritore, all’eventuale ri-chiodatore ed al numero di ripetizioni. Esistono numerosi tipi di chiodi che verranno presentati nel seguito. Alcune indicazioni utili: 1. controllare sempre che il chiodo sia saldo, ben piantato e non usurato da agenti atmosferici
(per es. arrugginito). 2. La presenza di un chiodo non autorizza a cadere: il detto “fidarsi è bene ma non fidarsi è
meglio” è più che mai valido. 3. Meglio usare un chiodo nuovo che uno vecchio, ma uno vecchio è meglio di niente. 4. In relazione a quanto detto sui rinvii, occorre prestare attenzione alla scelta dei chiodi
(quando ce ne sono in discreta quantità) in relazione al percorso della corda.
SOSTA: cerchiamo ora di dare delle indicazioni sui requisiti che una sosta deve avere e sulle tecniche di costruzione nel caso, frequente peraltro, in cui non si trovi una sosta già attrezzata.
Innanzitutto cosa è una sosta: per sosta si intende quel luogo, fisico, dove una cordata ha un punto di sicurezza importante e ben organizzato durante la sua progressione e nel quale compie tutte le manovre tipiche della progressione di cordata. Di solito questi punti sono distanziati al massimo della lunghezza della corda (50 –55 m), sono in luoghi il più possibile comodi, hanno un numero di ancoraggi superiore a 1, talvolta (soprattutto in falesia) sono già attrezzati con cordini e catene e quindi facilmente riconoscibili; al contrario nella salita in alta montagna o su vie poco ripetute occorre scegliere il luogo dove sostare e prepararsi da soli i punti di ancoraggio al quale auto-assicurarsi ed assicurare il compagno.
Requisiti di una sosta: essa deve garantire la massima sicurezza alla cordata. Cerchiamo di capire cosa significhi una affermazione del genere perché tutto sommato è abbastanza vaga. Innanzitutto devono essere presenti più punti di ancoraggio e tutti devono essere saldi: due o tre chiodi, un chiodo ed uno spunzone di roccia oppure una clessidra, un chiodo e qualche attrezzo di assicurazione ad incastro (friends, nuts, etc..). I punti di ancoraggio poi non devono essere troppo distanti e devono essere collegati tra di loro, al fine di garantire la tenuta complessiva della sosta a fronte del cedimento di un punto di ancoraggio e per ripartire il più equamente possibile il carico sui diversi punti di ancoraggio. Il collegamento può avvenire attraverso cordini (meglio), fettucce e catene (ovviamente queste ultime si trovano già in loco
e solo in alcune falesie). Occorre prestare molta attenzione alle modalità di collegamento dei vari punti di ancoraggio poiché da essa dipende la sicurezza della sosta stessa. Come regola generale è necessario prevedere un moschettone come collegamento tra il punto di ancoraggio (chiodo, cordone intorno allo spuntone etc..) ed il cordino/fettuccia per evitare lacerazioni o tagli del cordino/fettuccia sul punto di contatto con l’ancoraggio: il moschettone è meglio sia a ghiera, se disponibile e se entra nell’anello del chiodo, altrimenti è possibile utilizzarne uno semplice con l’accortezza di verificare che in nessuna manovra esso si possa aprire accidentalmente (corda che si muove, sosta che va in tensione ed il moschettone si apre per contatto con la roccia etc.). E’ doveroso verificare inoltre che i moschettoni non vadano in flessione sulla roccia o si incastrino nell’anello del chiodo quando la sosta venga caricata: nel caso sia impossibile evitare una di queste soluzioni allora è meglio mettere direttamente il cordino o la fettuccia nel chiodo.
E’ ovvio che i cordini/fettucce devono avere carichi di rottura pari a quelli dei moschettoni nel caso siano utilizzati con un ramo solo altrimenti occorre dividere il carico di rottura del moschettone per il numero di rami (spesso si fanno due rami e quindi il cordino può avere un carico di rottura che è la metà di quello dell’ancoraggio). E’ possibile usare un cordino/fettuccia per ogni chiodo e poi unirli con un moschettone nel punto centrale della sosta oppure utilizzare un solo cordino/fettuccia per entrambe i chiodi: nel caso si applichi il secondo schema occorre dopo aver infilato il cordino nei moschettoni sui chiodi fare un mezzo giro su uno dei due spezzoni di cordino così da evitare che la rottura di uno dei punti di ancoraggio porti allo sfilamento del moschettone dalla sosta.
I cordini/fettucce collegati ai chiodi devono essere di lunghezza appropriata in modo da garantire che l’angolo che i due cordini formano tra di loro sia minore di 60°.
Angoli eccessivi portano a sforzi sul cordino molto elevati (derivati dalla composizione delle forze prodotte dalla caduta) e superiori alle caratteristiche di tenuta del cordino stesso. Modalità di preparazione della sosta con cordini/fettucce
Nel caso si disponga di tre punti di ancoraggio la sosta va approntata come descritto nella figura sottostante. La situazione ottimale si raggiunge quando i punti di ancoraggio sono circa sulla verticale.
Inoltre è molto importante verificare che il carico che andrà ad insistere sui punti di ancoraggio sia diretto nella direzione corretta di tenuta del punto di ancoraggio stesso:
♦ non ci sono particolari problemi quando i chiodi sono a espansione oppure resinati poiché
non esiste una direzione preferenziale di tenuta.
♦ quando sono utilizzati chiodi piantati in fessure occorre verificare che la direzione della
forza non possa provocare l’uscita del chiodo dalla fessura.
♦ Nel caso di utilizzo di spuntoni di roccia, dove tipicamente viene posizionato un cordino
intorno allo spuntone, occorre verificare che il cordino non si possa sfilare: è il caso per
esempio di caduta del primo di cordata in presenza di rinvii quando il secondo non
precarica la sosta.
♦ Nel caso di utilizzo di attrezzi tipo nuts e friends occorre verificare che questi non si
possano sfilare (soprattutto i nuts) dalle loro sedi.
Modalità di ancoraggio ad una sosta: esistono diverse possibilità circa il punto di ancoraggio dell’alpinista alla sosta con la sua auto-assicurazione e con l’assicurazione del compagno che verranno descritto dettagliatamente nel seguito. Come regola generale si osserva che è opportuno ancorarsi nel punto più sicuro della sosta e cioè nell’anello di congiunzione dei cordini provenienti dai diversi punti di ancoraggio (punto centrale della sosta). Questa regola è tanto più valida per l’assicurazione dell’alpinista che sta progredendo rispetto a quella dell’alpinista fermo in sosta. Si hanno così diverse soluzioni di cui descriviamo in questa sede solo le più diffuse:
Ancoraggi
di sosta
Assicuratore
Freno
Schema dell’assicurazione classica 1. Assicurazione classica: l’alpinista fermo in sosta si ancora ad uno dei punti di ancoraggio (il
più sicuro ovviamente) e lascia il punto centrale della sosta all’assicurazione dell’alpinista in
progressione: in entrambe le assicurazioni sono da utilizzare moschettoni a ghiera. In caso
di caduta il punto centrale della sosta si ribalta verso l’alto con le seguenti conseguenze:
allunga la caduta del compagno, genera una forza molto elevata sulla sosta e sulla catena
di sicurezza in genere a causa del diverso comportamento dell’assicuratore (il freno è
sollevato anche di molto e l’inerzia del braccio dell’alpinista, unitamente ad una eventuale
reazione veloce dell’assicuratore, genera una notevole forza frenante). In relazione alla
seconda conseguenza si consiglia di tenere la sosta la più corta possibile compatibilmente
con gli angoli tra i cordini sopra discussi. Inoltre durante il ribaltamento l’assicuratore corre
il rischio di prendersi la sosta in faccia ed il moschettone può sbattere sulla roccia o trovarsi
in un punto critico: si consiglia sempre di stare ad una certa distanza dal punto centrale
della sosta sia con il corpo che con le mani e verificare la possibile traiettoria del
ribaltamento quando si attrezza una sosta. Il vantaggio di tale soluzione è che l’alpinista in
sosta non viene direttamente coinvolto negli strappi derivanti dalla caduta ed il peso del
compagno caduto non grava su di lui: è quindi possibile organizzare facilmente le manovre
di autosoccorso della cordata.
Ancoraggi
di sosta
Assicuratore
Freno
Schema dell’assicurazione classica con bilanciamento 2. Assicurazione classica con bilanciamento: l’alpinista fermo in sosta collega la propria autoassicurazione nel punto centrale della sosta: nel caso poi sia necessario può, appendendosi
alla sosta, precaricare la sosta stessa. L’assicurazione dell’alpinista in progressione viene
fatta sul punto centrale della sosta (esattamente come l’auto-assicurazione dell’alpinista
fermo in sosta). Il vantaggio di questa soluzione è che nel caso di caduta del primo di
cordata (situazione di gran lunga la più pericolosa) la forza generata dalla caduta tende a
sollevare l’alpinista in sosta prima di caricare la sosta facendo entrare subito in azione il
freno: complessivamente ne risulta un minor carico sulla catena di sicurezza, soprattutto
sulla sosta e sull’ultimo rinvio, situazione questa sempre positiva. Anche in questo caso può
verificarsi il ribaltamento della sosta ed il movimento del braccio dell’alpinista è trasversale
e quindi con inerzia minore e genera una forza resistente minore. Lo svantaggio consiste
nel far prendere uno strappo all’alpinista in sosta al momento della caduta del compagno e
nel vincolarlo forzatamente alla sosta una volta che, conclusasi la caduta, la corda è
caricata pesantemente dall’alpinista caduto. In questa situazione l’approntamento delle
manovre di auto-soccorso è sicuramente complicato anche se è possibile svincolarsi dalla
corda in tensione. 3. Assicurazione ventrale: L’alpinista in sosta è auto-assicurato al punto centrale della sosta
ed assicura in vita il compagno in progressione. Tale tecnica assicura i minori carichi sulla
catena di assicurazione ma coinvolge l’alpinista in sosta negli strappi derivanti dalla caduta
del compagno (difficoltà di approntamento delle successive manovre di auto-soccorso). Ancoraggi
di sosta
Assicuratore
Io rinvio
Freno
Schema dell’assicurazione ventrale Conclusioni: è lecito a questo punto chiedersi quale tecnica sia la migliore. In base alle considerazioni fatte è possibile ritenere che: nel caso la catena di assicurazione sia solida sia preferibile l’assicurazione di tipo 1 mentre quando essa non è particolarmente affidabile (soprattutto per quanto riguarda la sosta) sono consigliabili l’assicurazione di tipo 2 o 3.
Nel caso la sosta non sia bidirezionale (cioè in grado di tenere carichi verso l’alto e verso il basso) allora è necessario prevedere l’utilizzo dell’assicurazione ventrale.
Auto-assicurazione: attrezzi e tecniche. Già precedentemente si è parlato di autoassicurazione e cioè di quella operazione in cui il singolo alpinista mette in atto tutte le manovre e tecniche per provvedere alla messa in sicurezza della propria vita una volta concluso il tiro di corda. Ora cerchiamo di vedere nel dettaglio che cosa si intende.
Occorre innanzitutto accertarsi che la sosta a cui ci si collega sia salda e ben fatta e cioè sia adeguata alle sollecitazioni che possono derivare da manovre della cordata o cadute di uno dei componenti la cordata stessa.
In genere per l’auto-assicurazione non si usano attrezzi particolari se non un moschettone a ghiera da collegare alla sosta, come visto nei punti del paragrafo precedente e sul quale fare il nodo BARCAIOLO. Tale nodo è ormai consolidato nella pratica alpinistica ed ogni alpinista deve essere in grado di eseguirlo in qualunque condizione si trovi (e con una sola mano).
Sequenza di esecuzione del nodo BARCAIOLO Assicurazione del compagno: attrezzi e tecniche. Fino ad ora si è parlato di assicurazione del compagno di cordata senza entrare nel dettaglio della questione: ci proponiamo di farlo ora discutendo le soluzioni più diffuse. L’assicurazione al compagno di cordata durante la sua progressione è di fondamentale importanza per sia per l’incolumità del soggetto che per la sicurezza della cordata. La parte della salita nella quale si hanno i maggiori rischi è naturalmente quella del primo di cordata ed è in questa fase che la catena di sicurezza può essere maggiormente sollecitata. La nota importante da considerare è che, a partire dalle considerazioni in merito ai carichi sulla corda in caso di caduta (2° parte della dispensa), l’assicurazione del compagno di cordata durante la sua progressione deve avvenire mediante l’utilizzo di freni: solo in condizioni molto particolari, come falesie ad alta densità di punti di assicurazione validi, possono essere utilizzati dispositivi di bloccaggio della corda. Inoltre il collegamento con la sosta deve avvenire nel punto più sicuro cioè nel punto centrale della sosta.
Occorre ricordare che la lunghezza del volo del compagno deve essere ridotta alla minima possibile grazie al sapiente uso di rinvii su chiodi e/o protezioni temporanee: durante tale volo l’energia potenziale, acquisita dall’alpinista durante la sua progressione di salita, viene convertita in energia cinetica che a sua volta deve essere dissipata dalla catena di assicurazione costituita da sosta, corda e freno. E’ quindi fondamentale utilizzare il freno e le corde adatte nonché realizzare o utilizzare una sosta idonea per tenere le possibili cadute. Al fine di ridurre la lunghezza della caduta si sottolinea la notevole importanza che ha la corretta gestione della corda da parte dell’alpinista in sosta. In particolare egli deve sempre dare corda in quantità sufficiente, mai troppa o troppo poca, al compagno in progressione: dare troppa corda significa allungare inutilmente la lunghezza del volo e quindi l’energia in gioco, dare poca corda significa mettere in difficoltà il compagno durante la progressione (la corda non viene, fa più attrito, pesa etc..).
Esistono molti tipi di freni con diverse caratteristiche, campi e modalità d’impiego; dividiamo subito la trattazione del problema in relazione alla posizione dell’alpinista all’interno della cordata e cioè primo o secondo di cordata. Ci preme infine ricordare che l’azione frenante è il risultato dell’azione combinata di freno e mano dell’assicuratore: il freno da solo non fa quasi nulla esattamente come la mano dell’alpinista da sola non tiene praticamente nulla rispetto alle energie in gioco. Inoltre a parità di freno, diversi operatori sollecitano la catena di assicurazione in modo diverso in relazione alla diversa forza che ciascuno oppone durante la fase di tenuta della caduta. Da ultimo si osserva che maggiore è l’energia dissipata nello scorrimento della corda attraverso il freno, minore è il carico sulla corda stessa e sulla catena di assicurazione pur aumentando la lunghezza del volo.
Assicurazione del primo di cordata: come già detto è la situazione più critica per tutta la cordata.
♦ Mezzo barcaiolo: storicamente si è utilizzato e continua ad essere molto utilizzato il nodo
mezzo barcaiolo effettuato su un moschettone a pera con ghiera. Tale nodo necessita
solamente di un moschettone, riducendo il carico di attrezzatura a carico della cordata, ed
è inoltre un buon freno nel senso che ha un fattore di riduzione delle forze di circa 8
(rapporto tra le forze applicate ai due estremi della corda che compone il nodo; in realtà
tale fattore dipende anche da come escono le corde dal nodo e cioè se escono dalla stessa
parte (rami paralleli fattore 8-12 – cfr. figura) o in direzioni opposte (rami a 180° con
fattore 6-8))
Nodo MEZZO BARCAIOLO I vantaggi di tale soluzione sono la semplicità d’esecuzione e gestione durante le manovre
nonché il ridotto uso di materiale. Inoltre nel caso di caduta in assenza di rinvii interposti,
che è quella più onerosa da contrastare, i rami della corda uscente dal nodo si dispongono
in modo parallelo garantendo la massima tenuta possibile (massimo il fattore di riduzione) e
quindi agevolando il lavoro di assicurazione.
Gli svantaggi sono legati al fatto che in alcune situazioni la forza frenante applicata al ramo
di corda verso il compagno risulta essere troppo elevata per la resistenza delle protezioni
messe durante la progressione. Inoltre l’attrito che contribuisce a dissipare l’energia cinetica
generata nella caduta viene generato in parte sul moschettone ed in parte tra le parti della
corda a contatto tra loro portando alla lunga ad un danneggiamento della corda.
Questo metodo può essere utilizzato per tutte le modalità di assicurazione sopra descritte
(classica, bilanciata, ventrale) e preferibilmente
con la corda intera; l’utilizzo con due corde
genera attriti tra le due corde stesse nel
momento in cui vanno in tensione, poiché non c’è
mai l’assoluta certezza che siano di pari
lunghezza, dando luogo ad usura della corda.
♦ Secchiello: con questo nome si intende un
dispositivo, a forma di secchiello per l’appunto,
dove le corde passano in apposite cave con un
asola che viene ripresa dal moschettone che
collega il secchiello all’imbracatura. Il contatto
delle corde con il secchiello e con il moschettone
generano gli attriti necessari per la dissipazione
dell’energia della caduta. Come detto poco sopra
il secchiello deve essere collegato non al centro
della sosta ma all’imbracatura dell’alpinista in
sosta il quale è direttamente collegato al centro
Connessione corda - secchiello
della sosta: risulta quindi utilizzabile solo per
l’assicurazione ventrale.
Una caratteristica di questo attrezzo è quella di avere un fattore di riduzione minore
rispetto al mezzo barcaiolo pari circa a 2 nel caso di rami paralleli e di circa 4 nel caso di
rami a 180°. Tuttavia tale dispositivo non consente di tenere cadute verso il basso:
conseguenza diretta di questa osservazione è che il secchiello non può essere utilizzato per
la sicurezza del secondo di cordata e che nell’utilizzo per la sicurezza del primo di cordata si
metta prima possibile un rinvio (eventualmente anche sulla sosta stessa) così da essere
sicuri che la corda sia trazionata verso l’alto. I vantaggi sono essenzialmente legati alla
semplicità di utilizzo ed al basso rapporto di frenatura che è molto importante qualora gli
elementi della catena di sicurezza non siano particolarmente affidabili. Non presenta
problemi di utilizzo con due corde poiché le corde lavorano separatamente sul metallo del
secchiello.
Il secchiello presenta un cavetto di acciaio che serve per l’aggancio all’imbracatura durante
le fasi nelle quali non viene utilizzato, mentre durante l’assicurazione svolge l’unica
funzione di impedire che la parte metallica che lo costituisce si allontani dall’imbracatura
dell’assicuratore.
Assicurazione del secondo di cordata: è la situazione meno problematica tra le due ed anche in questo caso vengono presentate due possibilità. Si ricorda che l’energia in gioco nel caso di caduta del compagno è veramente ridotta soprattutto se la corda è quasi tesa tra l’alpinista in sosta ed quello in progressione. Unici casi nei quali la caduta può essere di una certa entità è in presenza di traversi o disattenzioni del compagno in sosta. Si rammenta la necessità di prestare attenzione a come viene ordinata la corda recuperata per evitare che questa cada dalla sosta o che si attorcigli ed ingarbugli tra i piedi dell’alpinista in sosta con deprecabili conseguenze soprattutto nella fase successiva di assicurazione del primo di cordata (corda incastrata o annodata che non si riesce a dare al compagno etc..).
♦ Mezzo barcaiolo: è la tecnica più diffusa. Come nel caso precedente occorre collegare il
moschettone a pera con ghiera nel punto centrale della sosta. Il movimento e la gestione
della manovra non ha nulla di diverso del caso precedente. ♦ Piastrina: la piastrina è uno strumento particolarmente comodo nel recupero dei secondi di
cordata nel caso la cordata sia composta da tre alpinisti e quindi sono necessari due sistemi
indipendenti di assicurazione. Essa consiste in una piastrina con due cave longitudinali
entro le quali si fa passare una asola di corda intercettata poi da un moschettone che ha il
compito di imporre il passaggio della corda nell’attrezzo oltre che di generare attrito allo
scorrimento della corda. La corda che arriva dal compagno in progressione deve passare
dall’alto verso il basso, così che quando sia in tensione spinga il moschettone verso il basso
e strozzi l’altro capo della corda. Esistono due tipi di piastrine leggermente diverse per via
di una costola centrale tra le due cave: tale costola semplifica il recupero di due secondi in
parallelo ma ha portato, in qualche caso, a rottura del moschettone entro cui le corde
passano con evidenti rischi di incidenti molto gravi. Si consiglia di utilizzare piastrine senza
costola. La piastrina poi dispone di due fori che consentono il suo collegamento mediante
moschettone al centro della sosta.
I vantaggi della piastrina consistono:
1. nella possibilità di recuperare con estrema
facilità ed indipendentemente le corde.
2. nel fatto che una volta che una delle due corde
va in tensione il sistema è autobloccante,
offrendo così una sicurezza intrinseca, solo sulla
corda sotto carico.
3. Non genera attorcigliamenti sulle corde come
invece fa il mezzo barcaiolo.
Gli svantaggi consistono nel fatto che blocchi e
quindi non abbia le caratteristiche di freno: la
piastrina non può essere utilizzata per
l’assicurazione del primo di cordata e non è
consigliata quando la cordata è composta solo da
Piastrina per recupero del compagno
due persone. Inoltre è molto difficile dare corda al
compagno quando le corde sono in tensione sulla
piastrina.
5. DISCESA IN CORDA DOPPIA
Una volta terminata la salita e dopo aver goduto dell’impresa, non resta altro che
scendere. La cosa più normale è calarsi in corda doppia a meno che non esista la
possibilità di scendere a piedi. Il senso della discesa in corda doppia è: scendere in
sicurezza sulle corde stesse mediante un freno che permetta di regolare la velocità ed
una volta arrivati alla sosta poter recuperare le corde.
ATTENZIONE, la manovra di discesa in doppia è estremamente semplice ed in questa
semplicità di esecuzione va ricercata la sua estrema pericolosità testimoniata dal gran
numero di incidenti. Si consiglia quindi di scendere a piedi non appena possibile anche
per evitare sovraffollamenti delle soste in parete.
a) PREPARAZIONE DELLA DISCESA
Punto di ancoraggio: tutte le installazioni di doppie sia esse fisse che
♦
improvvisate, devono contare su almeno due punti di ancoraggio uniti con le
stesse tecniche viste per la costruzione di una sosta. La differenza rispetto alla
sosta per la progressione di salita consiste nella presenza di due asole sfalsate
(vedi figura sottostante) per avere la certezza che anche in caso di tranciamento
di un ramo del cordino che la compone (per es. per via della caduta di sassi
dall’alto) la sosta sia ancora funzionante. Valgono le raccomandazioni generali:
1. nel caso la struttura sia già presente, verificarne sempre in
modo critico lo stato.
2. Nel caso si trovi un ancoraggio per la calata, la corda va
passata all’interno dell’anello metallico che unisce i due
spezzoni di catena o cordino, mai dietro la catena o corda di
ancoraggio, ne negli anelli della catena
3. Nel caso si tratti di una calata improvvisata su spuntone,
controllare la solidità dello stesso nonché l’assenza di
asperità taglienti che potrebbero compromettere la tenuta
della fettuccia / cordino di ancoraggio. Di solito in queste
manovre si deve abbandonare un cordino o una fettuccia:
prestare attenzione alla quantità di materiale disponibile.
Possibile errore di connessione
ad una calata 4. Nel caso si tratti di una calata improvvisata su pianta,
applicare l’ancoraggio il più vicino possibile alla base. Nel
caso il tronco sia ragionevolmente tondo, allora è possibile fare passare la corda
direttamente dietro il tronco evitando l’utilizzo di un cordino/fettuccia. 5. Nel caso le corde siano infilate in un anello, il nodo di giunzione deve essere posto dal lato a
contatto con la roccia, questo per evitare che durante il recupero, quando il capo libero
arriva nell’anello, la corda si strozzi da sola; tale effetto viene amplificato dalla presenza del
nastro adesivo sui capi della corda. ♦ Attrezzi: per la discesa in doppia può essere usato qualsiasi freno dinamico. I
più usati da noi sono:
1. Piastrina
2. Secchiello
Come già visto, questi freni dinamici presentano vantaggi e svantaggi e le
preferenze sono individuali. Si osservi che per aumentare il potere frenante è
possibile mettere due moschettoni.
♦ Come si attrezza una doppia:
1. Preparazione delle corde:
nel caso di una corda intera: passare la corda
nell’anello di calata fino a raggiungerne il centro. Nel
caso di mezze corde o gemellari: passare il capo di una
delle due corde nell’anello di calata infilandolo dall’alto
verso il basso quindi eseguire un nodo semplice a circa
60 cm dai capi avendo cura di stringerlo molto bene.
Fare attenzione affinché il nodo sia posizionato sul ramo
di corda che passa sotto l’anello altrimenti il recupero è
reso difficoltoso dagli attriti tra le due corde e dal fatto
che quella in tensione schiaccia sulla roccia l’altro capo.
Il nodo semplice proposto è risultato nel corso degli
ultimi anni il migliore perché non è simmetrico rispetto
alla direzione di tiro delle corde e quindi ha più difficoltà
ad incastrarsi durante il recupero; tuttavia se non è ben
tirato può sciogliersi.
Nodo di giunzione delle corde 2. Eseguire sull’altro capo di ciascuna corda (quello che viene lanciato) un nodo
come elemento di sicurezza per evitare di finire la doppia nel vuoto (questo
tragico errore di solito non da scampo ed è causa di un certo numero di
incidenti): è bene eseguire questa operazione soprattutto quando non si
conosca l’ubicazione della sosta di calata successiva o quando non si è sicuri
che la corda ci arrivi.
3. Lancio delle corde: una volta completata la preparazione delle corde
sull’ancoraggio, i capi liberi delle le corde vengono lanciate nel vuoto avendo
cura di avvertire eventuali altri alpinisti presenti e di preparare le corde in
modo tale che non si attorciglino (corde a libro e non asole semplici). b) DISCESA
Il CAI ha proposto come soluzione per la discesa in corda doppia l’esecuzione della
cosiddetta “longe CAI”: si tratta di un sistema compatto per velocizzare le manovre
di autoassicurazione una volta arrivati in sosta e per legarsi alle corde. In particolare
si esegue con un cordino un nodo ad otto sull’imbracatura avendo cura di lasciare gli
spezzoni abbastanza lunghi: sul primo spezzone si esegue in asola ad otto alla quale
collegare il freno per la discesa. Sul secondo spezzone (un può più lungo del
precedente) si esegue ancora una asola ad otto al quale collegare un moschettone a
ghiera da utilizzarsi per l’autoassicurazione.
Naturalmente nulla vieta di prevedere al posto della longe un cordino doppiato
sull’anello dell’imbracatura: l’utilizzo dei diversi sistemi dipende molto dalla
comodità per il singolo alpinista. ♦ Incordamento:
1. eseguire un Machard sulle corde, quindi fissare questo nodo all’anello
dell’imbracatura.
2. fissare al cordino con un moschettone a ghiera il freno e questo sulle corde
3. far controllare il tutto dal compagno, controllarlo almeno due volte se si è da
soli
4. nel caso di due mezze o gemellari, memorizzare il colore della corda da tirare
per sfilare la doppia
♦ Discesa:
1. sedersi sull’imbracatura ed iniziare la discesa tenendo entrambe le mani al
sotto del freno, una davanti al Machard ed una distesa all’indietro a
controllare la corda
2. procedere delicatamente e con continuità evitando se possibile di saltellare;
discendere a grandi balzi o a tutta velocità è assolutamente da evitare. La
corda viene sollecitata in modo eccessivo, si brucia la calza della corda, è
facile perdere l’equilibrio e si sollecita maggiormente l’ancoraggio.
♦ Arrivo in sosta:
1. appena arrivati auto assicurarsi mediante l’utilizzo della longe (o equivalenti)
2. liberare il più velocemente possibile le corde dal freno che essendo spesso
molto caldo, danneggia la corda.
3. liberarsi dal Machard
4. gridare “libera” in modo da permettere al compagno di attrezzarsi a sua volta
per la calata.
c) NOTE VARIE
♦ Si possono tenere i capi terminali delle corde in mano durate la calata del
compagno, così facendo, in caso di bisogno, si può rallentare o arrestare la sua
discesa semplicemente tirandole.
♦ Nel recupero delle corde si deve prestare attenzione a eventuali sassi mossi dalle
corde stesse ed a possibili incastri del nodo
♦ Il primo che scende deve stare molto attento a cercare e trovare la sosta di calata
successiva: non sempre le calate attrezzate coincidono con le soste di salita.
♦ Attenzione ai pendoli
♦ L’ultimo che scende deve porre attenzione ai possibili incastri della corda e del
nodo durante il recupero: se necessario occorre scendere obliqui per far passare le
corde in posizioni “tranquille” dal punto di vista del recupero.
6. DISCESA IN MOULINETTE In molte falesie, le soste attrezzate con catene alla fine di un tiro di corda, presentano un anello di calata che non è possibile aprire per far passare la corda all’interno allo scopo di venir calati dal compagno che ci assicura da terra (moulinette). In questo caso è di fondamentale importanza saper ricorrere alla “manovra” descritta nel seguito per poter far passare la corda all’interno dell’anello chiuso senza slegarsi mai dalla corda di cordata e rimanendo sempre auto-assicurati. Per prima cosa ci si assicura in modo “volante” con uno o più rinvii o con una longe alla sosta, poi si richiama un poco di corda e la si fa passare doppiata nell’anello di calata. Una volta fatta passare la corda, sull’asola che esce dall’anello praticare un nodo ad otto sui due rami e collegarlo all’anello dell’imbracatura a mezzo di un moschettone a ghiera. A questo punto è possibile slegarsi dalla corda in vita, sciogliere il nodo a otto ed estrarre il capo libero dall’anello della sosta; ci si ritroverà legati alla corda che ora passa nell’anello mediante il moschettone e con in mano un leggero lasco, che termina nel capo della corda. Ora si potrà avvertire il compagno di mandare in tensione la corda e, dopo aver tolto il rinvio o la longe di auto assicurazione, iniziare a scendere
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